Presentazione del Catalogo Generale di Tano Festa a cura di Anita Festa


Tano Festa è scomparso a soli quarantanove anni nel mese di gennaio del 1988.
Da allora sono passati trentasei anni e non è stata ancora realizzata una antologica della sua Opera in uno spazio istituzionale, o museale.
La sola esposizione, degna di nota, ha avuto luogo a Venezia, in occasione della Biennale Internazionale d’Arte del 1994, curata da Achille Bonito Oliva, a cura di Maurizio Fagiolo Dall’Arco intitolata “Fratelli”.
Molte sono state le mostre in gallerie d’arte, alcune prestigiose, ed anche numerose le esposizioni di rilievo, ma poche quelle a lui interamente dedicate.
Artista dalla vita tormentata e dal temperamento libero e anticonformista, egli è stato uno degli artisti più geniali della seconda metà del ‘900 italiano.
E’ conosciuto nel mondo dell’arte come uno dei maggiori esponenti di quella che è stata denominata: “Scuola di Piazza del Popolo”, ascrivibile al movimento della Pop Art, seppure mio padre ricusasse questa definizione, ritenendola inappropriata.
Ma devo purtroppo rilevare che non è mai stato scoperto davvero, neppure dal mondo dell’arte.
Egli può essere considerato un artista quasi inedito, poiché inedita è la stragrande maggioranza delle sue opere: mai esposte e pubblicate, fatta eccezione per un numero circoscritto di esse, in relazione soprattutto agli anni ’60, poiché sono quelle ad essere state maggiormente esposte dopo la sua scomparsa.
L’unico catalogo generale esistente risale all’ottobre del 1997 ed è stato realizzato dall’allora archivio “ufficiale” in virtù dell’autorizzazione concessa dagli eredi; per ventisei anni ha costituito il principale punto di riferimento sul suo lavoro.
Esso appare però parziale, poiché riproduce al suo interno, per lo più in bianco e nero, le immagini relative a sole 542 opere, poiché era stato concepito come il primo di una serie di volumi che avrebbero dovuto essere progressivamente pubblicati, ma è invece rimasto l’unico poiché chi lo realizzò morì nei primi mesi del 1999.
Risulta pertanto un catalogo insufficiente al fine di illustrare, con la necessaria completezza, la cospicua e variegata produzione di Tano Festa in relazione a tutte le tematiche, ai soggetti, alle tecniche pittoriche da lui esplorate nell’arco di trent’anni.
E’ da ventisei anni che io, figlia primogenita, mi attivo per impedire la prosecuzione di attività di archiviazione che si svolgono in parallelo a quella da me intrapresa nel giugno del 2001 in qualità di erede avente diritto, che non sono mai state legittimate dagli Eredi di Tano Festa, così come per impedire che venissero pubblicati cataloghi non autorizzati che si prefiggessero l’intento di essere la prosecuzione del primo dell’anno 1997.
Ho dovuto impiegare una infinità di tempo ed energie anche per ottenere le immagini che ritraggono le opere di mio padre, tra l’altro di mia proprietà, al fine di documentarle, studiarle, pubblicarle.
Finalmente nel mese di giugno dell’anno 2023 sono riuscita a mettere online questo catalogo, che illustra in maniera degna il lavoro di mio padre e consente anche di contrastare il mercato dei falsi, di cui mio padre è stato vittima.
Colui il quale a suo tempo curò l’archivio e pubblicò il primo “Tomo” di quello che sarebbe dovuto diventare, anche se mai poi realizzato, il catalogo generale, ebbe la pessima idea di fornire delle informazioni sulle opere, a volte imprecise, a volte non veritiere, a volte fantasiose.
Questo fenomeno l’ho personalmente riscontrato, con grande dispiacere, da quando iniziai a curare la produzione artistica di mio padre, leggendo i titoli e le tecniche da lui riportate sulle schede delle opere, informazioni poi replicate e pubblicate nei cataloghi delle aste, trascritte dai galleristi sulle schede delle opere, persino dagli stessi collezionisti. Titoli che mio padre non ha mai scritto, tecniche che non rispondono al vero, se non parzialmente, le notizie bibliografiche sono per lo più inesistenti, le provenienze sconosciute.
E’ da decenni che desidero ardentemente, così come lo desiderava mio padre, che esista un catalogo che illustri, in maniera esaustiva e veritiera, la sua Opera.
Questa pubblicazione ritengo possa esaudire e realizzare questo desiderio.
L’ho creato lavorando alacremente, consultando le schede che ho trascritto a seguito degli svariati colloqui avuti con Memmo Mancini, proprietario del colorificio di Via del Gesù a Roma, la storica “Ditta Poggi” dove molti noti artisti si rifornivano, al fine di apprendere quali furono i materiali e le tecniche utilizzate da mio padre negli anni, ed anche con l’ausilio di due bravi fotografi che hanno restaurato le immagini tratte da fotografie di oltre venticinque anni fà, sia provenienti dalla documentazione del precedente archivio che da fotografie successivamente reperite, prima ch’io iniziassi a chiedere le immagini in formato digitale.
E’ un lavoro che preparo da anni poiché doveva essere realizzata una monografia con una prestigiosa casa editrice; ma venne a mancare il finanziamento ed il critico adatto che potesse scrivere un testo che permettesse la corretta ricollocazione storica di Tano Festa.
Ho sempre creduto alla grande importanza che esistesse finalmente un catalogo attendibile, il più completo possibile, e la chiara visione di questa necessità, unita ad una forte volontà, mi hanno guidata in questa incredibile avventura.
Mi auguro che questo costituisca il punto di riferimento che permetta alle istituzioni di avere la garanzia di verità ed autenticità relativamente al cospicuo nucleo di opere in esso contenute, e dunque poter decidere e lavorare per realizzare un’antologica che segni l’inizio di una serie di importanti esposizioni in sedi istituzionali e museali sul lavoro di questo grande artista, che possa altresì costituire l’occasione per rendergli omaggio dunque che egli riceva il tributo che avrebbe meritato nei trentasei anni trascorsi dopo la sua scomparsa.
La pubblicazione in rete, in luogo che su carta, la rende ancor più straordinaria e non meno prestigiosa: è di fatto il mezzo più attuale di diffusione della conoscenza e sono certa costituirà il futuro per molti archivi d’arte; inoltre questa modalità presenta notevoli vantaggi, quali l’essere aggiornata periodicamente, l’ essere perfettibile, l’essere consultata da chiunque, ovunque, ed avere dunque una “circolarità universale”, parole, usate da mio padre in un intervista a Gian Tomaso Liverani del 1964, ch’egli attribuisce all’iconografia rinascimentale per spiegare la sua operazione di plagio nell’utilizzare le immagini della Cappella Sistina di Michelangelo quale “vero simbolo del made in Italy”, ritenendola egli un bene di consumo primario, mentre “gli americani devono accontentarsi della Campbell Soup e della Coca-cola”. E’, inoltre, una operazione popolare poiché non ha costi per l’utente ed è facilmente fruibile, al contrario di un catalogo cartaceo.
Altro elemento straordinario consiste nella quantità di opere pubblicate: 1.736, dalle prime risalenti al 1957, ove traspare la sperimentazione dei suoi esordi, a quelle del 1987, ultimo anno della sua produzione.
Ho cercato di ricostruire il suo percorso artistico, (per quanto manchi comunque un buon numero di opere), attraverso la sequenza in cui le ho collocate, tentando di creare una narrazione dell’evoluzione mentale in cui esse sono state concepite, e mantenendo al contempo la fedeltà cronologica alle date, ove da lui riportate, nelle cui indica il giorno e il mese, oltre all’anno.
Non è stato facile mettere nel migliore ordine, il più corretto ed il più gradevole da un punto di vista estetico, (considerato il noto limite delle immagini fotografiche), le opere che ho reperito nell’arco di ogni anno tenendo conto di quelle che avevo già a disposizione nell’anno precedente e così nel successivo.
Questa pubblicazione costituisce per me un punto di partenza e non di arrivo; ho infatti la possibilità e la certa probabilità di poter aggiornare, sia per quanto concerne le opere, relativamente alle immagini di quelle già pubblicate, sia per quanto riguarda le notizie.
E’ inoltre prevista la traduzione in lingua inglese, l’inserimento dell’antologia critica selezionata e gli apparati bibliografici.
Tutto ciò anche facendo affidamento sulla piena collaborazione dei proprietari delle opere già pubblicate, per migliorare le immagini fotografiche, anche in virtù di nuove tecnologie e per assegnare il codice alfanumerico di registrazione, onde poter così contrassegnare definitivamente ogni opera presente all’interno della pubblicazione.
Per questo motivo è di fondamentale importanza che tutti i possessori delle opere archiviate o non dal defunto gallerista vengano archiviate nuovamente e definitivamente acquisite al catalogo generale delle opere dell’artista.
Spero che questo catalogo costituisca il veicolo che permetta di reperire ancora documentazione in ordine a: immagini di buona qualità a colori e dati tecnici aggiornati, così come essere aggiornato sull’attuale proprietà delle opere, documentazione che manca attualmente all’archivio, sia in relazione alle opere già pubblicate che a quelle non pubblicate, soprattutto mi preme reperirla in merito alle opere corredate dai certificati dell’archivio in precedenza autorizzato.
Mi auguro vivamente che i collezionisti capiranno l’importanza di questa invocata collaborazione.
Nella mia ricerca ho potuto collegare la circostanza che, quando mio padre stava male in salute ed era spesso, per lunghi periodi, ricoverato in ospedale, dipingeva quadri ove sono raffigurati angeli.
Un giorno mi è venuta la curiosità di sapere quale sia stata la sua ultima opera. Essendo egli venuto a mancare il 9 gennaio del 1988 ed essendo ricoverato da settimane all’Ospedale S. Giacomo di Roma, è plausibile desumere ch’egli l’abbia dipinta negli ultimi mesi del 1987. Ad un dato momento mi trovai davanti una fotografia in bianco e nero che mi ha immediatamente trasmesso una certa inquietudine; quest’opera l’avevo già vista, ed in quell’istante l’ho riconosciuta.
A mio sentire essa è la rappresentazione di un incubo o di una visione nel dormiveglia, un chiaro presagio di morte, così ho deciso di pubblicarla come l’ultima del catalogo poiché dipinta nell’ultimo anno della sua vita e non ha molta importanza se questa sia davvero la sua ultima, molto probabilmente è una delle ultime.
Questa pubblicazione, che raccoglie al suo interno una ingente quantità di opere disposte in rigoroso ordine cronologico, in una sequenza ragionata, corredate da didascalie ove i dati tecnici sono riportati in maniera scrupolosa e le tecniche pittoriche sono redatte in forma nuova, più accurata, precisa, aderente ai materiali realmente utilizzati, o redatte ex novo appositamente per alcune peculiari tipologie di opere, considerando che le tecniche pittoriche sono state fino ad oggi parzialmente e sommariamente indicate, così come i materiali utilizzati dall’artista, , essa, sono certa, sarà uno spartiacque tra il passato e il futuro sulla rivalutazione dell’Opera dell’artista Tano Festa.

 
 

 

 

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Restauro file digitali: Fotografo Matteo Neri, Grosseto. Fotografo Fiorenzo Toma, Padova.